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Become your media/Don’t hate the media/ Routing art "Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi" Marcel Proust "L'importanza sia nel tuo sguardo, non nella cosa guardata" André Gide Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose sempre da angolazioni diverse" Robin Williams in "L'attimo fuggente" di Peter Weir
Punti di partenza. Come sta cambiando la scena del presente nell'epoca dell’integrazione mediale e di internet, dove il mondo ci appare allo stesso tempo vicino e lontano, tangibile e virtuale, e le nuove tecnologie uniscono comunicazione, corpi, soggettività, identità, filosofie, messaggi, culture, antropologie, nature, storie, stili di realtà, modelli di comportamento, in una parola esistenze e forme di vita? Una scena variabile e discontinua, a volte discreta a volte liquida e scivolosa, in cui giovani metamorfosi autoriali si susseguono quali rapide apparizioni in una galassia sconfinata e che a tratti è rappresentata da perimetri labili e confini incerti, dove è facile smarrirsi, ma è anche facile ritrovare nuove coincidenze e nuovi orizzonti. Una situazione che vede gli operatori più stretti del sistema-cultura passare da una professione all'altra, da una sedimentazione all’altra e da una corporalità all’altra: poeti, scrittori, cantastorie, filosofi, giullari, intellettuali flessibili, galleristi, curatori, critici, artisti, profili diffusi e pervasi, operai, lavoratori, impresari ed imprese, agenti pubblicitari e performer, profeti del cross-mediale, mediattivisti, hackers, operatori ambientali e così via, in un gioco delle parti dove lo scambio di ruoli si produce con una leggiadria che spesso sfiora estemporaneità e interiorità, e quasi sempre si offre come peculiarità della “lingua comune”. Questioni aperte e fluttuanti, alle quali rispondono Gabriele Perretta e Raffaella Barbato con il team del SUDLAB nella mostra «Mediamorfosi 2.0. Contributo alle lingue dell’arterità», allestita nella sede di Portici del Centro Mediale; la mostra si struttura con una serie di «matrici espositive», «rassegna nella rassegna» che ospitano i lavori, le comunicazioni, le performance, i liveact, i contributi di fan, blogger, videogamer, groupware, newsgroup, mentorship, fanfictionalist, textual poachers e textual performer, piattaforme mediali e neo-mediali che si presentano come protagonisti del fare media producendo contenuti attraverso remix e mashup, nonché workfusion e videofusion di artisti di disparate generazioni. Autori già protagonisti, di tendenze artistiche e di ricerche d'avanguardia, in grado di disturbare il pensiero sull'arte e di tradurre nelle forme e nei linguaggi della contemporaneità un nuovo sguardo sul mondo, ma anche giovani promesse, collegate a neo e post-avanguardie. “Mediamorfosi quale costitutiva trasfigurazione delle fisionomie d'arte e delle forme di vita, quale transizione definitiva dalla variazione sui generis alla medieutica, dall’identità all’alterità, soprattutto dall’altro all’artro, come pura arterità”, spiega Gabriele Perretta, “che si può scrivere anche Medial/morphic e intendere tra significati molteplici come general Intellect, attrattiva, metodo, figurazione, offerta, formazione, oppure meeting, disarmonia, diseguaglianza, coincidenza, corrispondenza, squilibrio, disparità, file sharing, user generated content, grassroot, tag, markup, spartizione, dissomiglianza, disformità e deformità, tumulto, immaginazione, sovranità, preparazione, arterità in quanto ricerca e conquista di nuovi spazi, nuove reti, nuovi nodi, nuovi router, ovvero nuovi instradatori e nuove combinazioni di diversi tramagli”. La complessità del discorso artistico attuale sembra consentire soltanto nuovi approcci, spesso ricercati, o estremamente specializzati (e per lo più estesi alla scena emergente dei linguaggi della multimedialità). Semplice nelle sue partizioni e per quanto possibile piano nella sua specificità euristica, questo primo progetto di Mediamorfosi 2.0 si propone di offrire uno strumento di stimolazione generale che permette di indagare la condizione di alterità dell’arte in tutti i suoi molteplici aspetti e in tutti i suoi collegamenti con la rivoluzione mediale che da poco è emersa sotto i nostri occhi”. L’ampio corredo di esempi tratti dalla storia recente e lontana dell’arte, dei media e del mutamento antropologico in atto della nostra contemporaneità consente quindi anche al lettore non specialista di farsi una prima idea delle forme in cui i linguaggi dell’arte si sono realizzati nel corso dell’evoluzione più recente, invitando quelli più attenti e quelli meno attenti a sviluppare una relazione proficua con i progressi più radicali del medialismo e del neomedialismo. Al pubblico degli addetti e della nuova working class artistica l'invito ad interagire, magari redigere nuove esplicitazioni e nuove espressioni: “perché le forme convergenti permettono il vero gioco di cambiamento”
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